| Presepe: porta dello stupore |
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don Giuseppe Busani Nel presepe ogni cosa ritrova il suo posto Quando San Francesco, nel Natale del 1223, fece il primo presepe a Greccio, diede inizio ad una tradizione che si è conservata per secoli ed è giunta fino a noi. Tutti, nelle nostre case e nelle nostre chiese, ogni anno prepariamo un presepe. Qualcuno ci mette una cura particolare e quel presepe diviene un'opera d'arte. Vorrei cercare di entrare nel segreto di questa stupenda tradizione. Perchè il presepe? Il piccolo spazio di un presepe è uno spaccato del mondo, lì tutte le cose si trovano ciascuna al posto giusto. Cielo e terra, persone e animali, piante, erbe e canti. Niente di umano, niente di terreno è escluso dal presepe. Perchè? A Natale Gesù viene in mezzo a noi come uno di noi, vede le noste cose, vive le nostre esperienze, soffre le nostre sofferenze. Non c'è niente di nostro che gli rimanga estraneo, non il nostro ambiente, non il nostro lavoro, non le relazioni che viviamo, perchè egli fa sua la nostra natura in tutte le sue dimensioni: corpo, sensibilità, intelligenza, libertà. A motivo di questa vicinanza divina, tutto l'umano ritrova il suo posto, la sua dignità e bellezza. Nel presepe il mondo ha un centro Nei presepi, al centro, cè la capanna di Gesù con Maria e Giuseppe, l'asino e il bue. Attorno alla capanna si distende il mondo dell'esistenza quotidiana: un falegname che lavora nella sua bottega, un muratore che costruisce un muro, un contadino che vanga la terra, una donna che allatta il suo bambino...tutti momenti di vita che non attirano l'attenzione. Ma, collocate nel presepe, queste figure acquistano una dignità particolare: sono le prime a meritare di stare accanto al Figlio di Dio. I nostri Padri nella fede ci hanno trasmesso questa convinzione: "il Figlio di Dio si è fatto uomo perchè l'uomo diventasse figlio di Dio". Ma quale uomo può divetare figlio di Dio? Il presepe risponde: quello umile, della vita di tutti i giorni, quello dei mestieri faticosi che sporcano le mani, ma che sono indispensabili per sostenere la vita di tutti. Nel presepe le relazioni sono quasi magiche Osserviamo un altro particolare del presepe: i pastori sono davanti alla capanna, qualcuno in piedi e qualcun altro in ginocchio, e offrono a Gesù e a sua Madre i piccoli prodotti del loro lavoro: un po' di latte e una forma di formaggio; accanto a loro i Magi: sono re, vengono da lontano e portano doni preziosi: oro, incenso e mirra. Eppure sono collocati tranquillamente accanto ai pastori. Fuori dal presepe pastori e re appartengono a sfere di vita diverse, raramente si incontrano; e, quando accade, la differenza di rango viene subito evidenziata. Nel presepe no, troviamo del tutto naturale che siano vicini re e pastori. Ci sembrerebbe addirittura disdicevole se i Magi, per non mescolarsi con la povertà dei pastori, si ritirassero sdegnosamente in disparte. Insomma, il presepe è uno spazio magico, dove i grandi diventano piccoli e, cosa mirabile, non si sentono umiliati per questa perdita di prestigio; viceversa, i piccoli diventano grandi, ma la grandezza ricevuta non li rende arroganti e presuntuosi. Addirittura gli animali acquistano una specie di dignità: l'asino e il bue che sfiorano Gesù con il loro fiato, le pecore condotte dai pastori, anche i cani da guardia. La natura sembra acquistare un supplemento di valore. Proprio così, il mondo animale e il mondo vegetale ricevono un di più di valore dal loro rapporto con l'uomo e l'uomo riceve un valore sacro da quel Bambino che sta al centro del presepe. Nel presepe tutti gli uomini vengono alla luce
Un famoso pittore fiammingo, soprannominato "Gherardo delle Notti", ha una bellissima rappresentazione del presepe. E' notte, il buio avvolge cose e persone, c'è solo una sorgente di luce intensissima, il Bambino. Da quel Bambino la luce si diffonde tutta attorno e fa uscire dalle oscurità i personaggi che popolano la scena. Illuminata è innanzitutto sua Madre, che vive totalmente di quel Bambino e per quel Bambino. Ma tutti vengono alla luce: Giuseppe, i pastori, i Magi, gli uomini e le donne della Terra. E la luce proviene tutta da lui, dal Bambino. Questo è il presepe, ma questo è anche il senso del Natale: in mezzo a noi c'è il Figlio di Dio. Dio ha deciso di essere l'Emmanuele, e cioè il Dio-con-noi. E questo riempie di straordinario significato il mondo e l'avventura dell'uomo nel mondo. Se il Figlio di Dio è uomo, l'uomo è figlio di Dio. Se il Figlio di Dio lavora con mani umane, le mani umane che lavorano diventano mani di Dio. Se il Figlio di Dio vive la sofferenza degli uomini, la sofferenza degli uomini è redenta. Cristo diventa uomo e l'uomo diventa Cristo. Dio si abbassa fino alla piccolezza dell'uomo e l'uomo è innalzato fino alla gloria di Dio. Il cristianesimo innalza l'uomo all'inverosimile, fino all'altezza di Dio. E questo "innalzamento" non è conquista orgogliosa dell'operare umano, ma dono stupendo e gratuito dell'amore di Dio. Il presepe, porta dello stupore Natale! In un mondo buio risplende la luce del Bambino. Questa luce si riflette sul nostro volto e sulle nostre mani. Il nostro volto, le nostre mani resi luminosi possono diventare, a loro volta, sorgente di luce, possono illuminare il buio del mondo. La gioia e la luce del Natale non possono essere trattenute. La luce e la speranza che ci hanno raggiunti chiedono di manifestarsi nel nostro modo di accostare gli altri. Scopriremo con sorpresa che possiamo essere meno aggressivi, meno risentiti, meno polemici e più fiduciosi, più affabili, più sereni. Non so se anche in voi, ma in me sorge una domanda: in quale personaggio del presepe desideri ritrovarti? In questo Natale vorrei potermi ritrovare in quel personaggio che, negli antichi presepi, veniva raffigurato con una mano accostata alla fronte per poter guardare meglio, per vedere più lontano. E' la statuina dell'incantato. Chiedo a Dio di poter varcare la soglia dei miei giorni passando attraverso la 'porta dello stupore'. Con l'in-canto nel cuore e sulle labbra. Lo auguro anche a voi.
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