| Inizia l'Avvento |
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Domenica 29 novembre inizia il tempo di Avvento. Quest'anno l'itinerario diocesano propone come immagine guida la visita di Maria ad Elisabetta, icona della Chiesa di Piacenza-Bobbio che si prepara a vivere la Missione Popolare Diocesana.
MARIA, UNA VITA SCOSSA DA UN'IMPENSABILE NOTIZIAdi mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la Pastorale
Invadenza di Dio?Il racconto dell'Annunciazione ci presenta Maria che, mentre conduce una vita semplice e ordinata nel suo piccolo paese di Nazaret, viene scossa dall'irruzione di qualcosa di sorprendente. La voce di un angelo la raggiunge con un'impensabile notizia, con parole che hanno il sapore di un altro mondo. Si tratta davvero di qualcosa d'altro rispetto alla sua vita ordinaria. Maria fa qualche domanda all'angelo e, senza troppo capire, si espone all'invadenza di quella voce che sconvolge i piani della sua vita e sembra condurla alquanto al di là di ciò che poteva immaginare. Maria si lascia scuotere, si lascia muovere. Che cos'è la fede, se non il modo di vivere di chi si lascia toccare dall'irruzione dell'impensabile, quasi dall'invadenza di Dio e così si libera dalla ristrettezza dei propri schemi? E' abbastanza facile accorgersene, quando qualcuno vive una fede così: cammina nella vita in modo aperto, sciolto, con vivacità e vitalità, trasmette "un non so che" al quale di solito non si pensa, ma che risulta indispensabile. La Missione nasce appunto da questa fede non irrigidita e arroccata sulle proprie sicurezze. Maria si espone a questa "impensabile invadenza di Dio", ma rimane senza parole. Le manca l'alfabeto per dire quanto accaduto. Vergogna o privilegio? Sceglie il silenzio! Semplicemente un salutoMa il fatto è successo e non può essere trattenuto. E' vero anche per noi: le cose grandi non le sappiamo dire, ma non le possiamo tacere. Maria, ammutolita dal dono che l'ha toccata, cerca l'incontro e con una certa fretta si mette in viaggio verso la montagna, verso la casa di Elisabetta, sua cugina. Lascia la sua casa, si lascia condurre da ciò che le è accaduto. Un viaggio alla ricerca di un incontro per dare tempo e trovare modi perchè quello che l'ha scossa possa trovare la possibilità di dirsi, di uscire dall'oscurità. La novità che l'ha raggiunta rimane difficile da guardare, continua ad avere le note e i colori dell'invisibile. Il suo viaggio è quasi un combattimento, una battaglia per intravedere un po' di luce. E anche nell'incontro con la cugina, una persona con cui si potrebbe confidare, Maria non riesce a parlare, non racconta nè chiede spiegazioni, tantomeno intende giustificarsi: semplicemente saluta. Cercava un incontro e ne vive la grazia, semplicemente. Le basta il linguaggio degli affetti. Il suo annuncio missionario sgorgherà da questa delicata familiarità con Elisabetta. E' lo stile delle persone vere, che non si servono delle relazioni, che non vi frappongono seconde intenzioni, non vi mischiano scopi; gustano la presenza dell'altro e, mentre cercano ospitalità, si fanno ospitali. Maria è stata raggiunta da un evento incomprensibile, ma vi si è esposta come davanti ad un dono, anzi si è posta al suo servizio: "eccomi sono la serva". La piena di grazia è la serva! La missione è proprio questo: sei toccato dal dono e, senza nasconderti o esibirti, lo vivi come la fonte e la forma del tuo servizio. Mettere l'altro al centroMa in una relazione di questo stile - che non è per nulla invadente, che non solo fa spazio agli affetti, ma anzi mette l'altro al centro - tutto si scioglie: - Elisabetta riconosce in quel segreto portato in silenzio da Maria una benedizione e una beatitudine; riconosce, nell'esperienza di Maria, un'opera meravigliosa di Dio. - Maria continua il suo silenzio, che però è ormai cambiato di tono. Inizia a intuire che l'Invisibile che sta portando nel grembo è Colui dal quale Lei e tutti siamo portati. Poco a poco viene alla luce il senso del suo viaggio, che è il senso di ogni nostro viaggiare nella vita: noi portiamo agli altri Colui che ci porta. - Giovanni Battista sussulta di gioia. - Il figlio che Maria darà alla luce, e che per ora è nascosto nel suo grembo, sarà un uomo di relazioni, che, mentre cammina, parla con la gente. Avrà sempre tempo per incontrare. La missione consiste nel mettere l'altro al centro, l'altro con il suo problema, le sue attese, il suo tesoro nascosto. Maria con un viaggio, un saluto, si ritrova missionaria, portatrice della gioia che suscita la vicinanza di Dio. La missione fa uscire dal torpore, dalla stanchezza dell'ordinario, da un modo di vivere privo di "sussulti". La missione provoca slanci di gioia e genera movimenti di vita. Il canto dal silenzioE infine anche Maria parla. E' uscita da sè, si è messa in cammino, ha salutato delicatamente e affettuosamente. Solo a questo punto parla. Le sue parole nascono da un lungo silenzio. E perciò, quando parla, non parla di sè, parla raccontando Dio, compone un canto di lode a Dio. Maria è la donna che dal silenzio fa scaturire la lode. La sua parola è un inno a Dio. Non una spiegazione, ma una lode. La lode è l'unico linguaggio che può dire dell'Evento. E la lode è "parola che rimane", non subisce l'usura del tempo, eppure tocca il tempo: ne scuote la tristezza e sferza l'ingiustizia che lo abita. E' parola gravida di un futuro promettente. La potenza delle piccole coseMa tutto questo sembra quasi niente: un viaggio, un'uscita dalla propria casa, un saluto, un canto...non è troppo poco per una missione che vorrebbe cambiare qualcosa? Eppure da questi piccoli gesti scaturiscono grandi cose: la prima beatitudine del Vangelo, "Beata te perchè hai creduto" (cfr. Lc 1,45); il Magnificat, una delle preghiere cristiane più amate e cantate. E tutto perchè al centro c'è l'Invisibile, il bambino nascosto nel grembo. E' Lui che tutto muove. Nè Maria nè Elisabetta occupano il centro: Maria lascia la parola ad Elisabetta e quando parla lo fa per lodare Dio, mentre Elisabetta parla "bene-dicendo" Maria. Giovanni Battista in proposito qualche tentazione l'avrebbe, ma per ora è anche lui nel grembo e imparerà che la sua grandezza consiste nel fare spazio a Gesù. Potenza di un incontro, quando al centro c'è l'Altro, anche quel di più o quel non ancora che si agita dentro di noi e che è la ricchezza di chi ci sta accanto. C'è un Altro che muove tutto, c'è dell'Altro dentro di me e di te. Invisibili, ma non meno reali. E possono concorrere ad istituire un altro modo di vivere, ad immaginare altrimenti il corso delle cose. Missione è passione per l'altro in un atteggiamento di grande simpatia. Missione è prendersi a cuore la storia e la fede dell'altro. Missione è riconoscere la benedizione, la grazia che l'altro è. Lo stile di queste donne ci appassionaLo stile di queste donne ci appassiona. Soprattutto Maria, che fa scaturire le parole dal silenzio. Anche Elisabetta ci affascina. Ma è la loro relazione, il loro incontro che continua ad incantarci. Oggi le immaginiamo qui fra noi, nella nostra comunità diocesana in missione. Sono qui a fare da specchio e da stimolo al volto di Chiesa in Missione. Elisabetta è lì al suo posto, sulla soglia, con uno sguardo attento e discreto, un cuore sensibile a chi entra: pellegrino, nomade, turista, cittadino, parrocchiano. La sua presenza non è ingombrante di domande, di richieste, di condizioni di accesso. Non restringe il passaggio fino a farlo pensare impossibile. Ma non lascia disabitata la soglia. La sua è una prossimità che ospita e orienta. Infatti, ad un certo punto, Elisabetta si fa da parte, ci lascia nelle mani di Maria, che, senza incertezze, senza indagini o analisi, con il suo silenzio orante ci conduce dritti al Centro, a quell'Invisibile che ormai si è fatto sensibile, incontrabile. E lì, Maria si limita a intonare il canto di lode e poi anche lei si fa da parte. Ciò che rimane è il canto di lode di una comunità, di questa nostra Chiesa che da diversi secoli non ha mai smesso di cantare "Magnificat!". Anche questo sembra piccola cosa, ma non sarà che, se nelle nostre città, nelle nostre vie e piazze, è rimasta un po' di profezia, non sarà questo un frutto di quell'ininterrotto cantare l'inno intonato da Maria?
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